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nohaybandatrio

nohaybandatrio live @ INIT - Rome - 05/03/2010

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lamb

lamb in concert @ brancaleone - rome - 03/10/09 Brancaleone, ore 00.40, siamo in mezzo alla lounge room di uno dei club più trendy di roma, immersi nella voglia di sabato sera dei ragazzi della capitale. Sedute perchè stanche, le nostre orecchie si dimenano nel continuo vociferare in cerca di silenzio. Quel silenzio che gli permetta di tradurre le onde sonore da poco immagazzinate in linfa vitale da far filtrare nel sangue. La ricerca è vana, cerchiamo l'uscita. Ce la indica lo stesso buttafuori che ci aveva accolto all'ingresso quattro ore prima. Ingresso del Brancaleone, ore 20.40, le nostre orecchie sono in fila e attendono di ascoltare l'innocente e perversa voce della cantante Louise Rhodes insieme alle ritmiche e ai synth analogici di Andy Barlow, le due anime dei Lamb. Entriamo per primi in sala, le sonorità post-rock anni '90 della musica d'ambiente (TNT dei Tortoise, 1998) ci ricordano che stiamo vivendo un concerto di reunion di una band quasi di altri tempi. Il duo di Manchester infatti si è da poco riunito dopo 5 lunghi anni spesi in progetti solisti e collaborazioni esterne, nonchè in due maternità per Louise. Eppure la loro musica suona tremendamente attuale. La voce di Lou è quella di sempre, un sospiro armonioso che si spande tra candore e perversione, anima e carne, uno di quei soffi vitali che infondono beatitudine e ti fanno venir voglia di godere delle bellezze del mondo. Abbracciando una chitarra distorta o impugnando delle percussioni, rimane sempre complice con il suo pubblico, non dimentica mai di essere la regina del palco, sostenuta e protetta dai suoi due cavalieri. La formazione che si presenta sul palco stasera infatti è un trio. Ad accompagnarli c'è il (contra)bassista di sempre John Thorne, emotivamente e fisicamente partecipativo come al solito. Il vero motore rimane Andy Barlow, il produttore/arrangiatore/musicista che si dimena come un indemoniato tra potenziometri di synth, drum machine, filtri, effetti, djembè e batteria e che al momento sa anche deliziare con sublimi trame armoniose tessute tra i tasti di un pianoforte. Possenti e con stile, le canzoni si succedono come vagoni di un treno notturno, un treno dal ritmo drum-and-bass cadenzato a tratti dalla lenta pulsazione trip-hop. Little Things, Heaven, What Sound, Lusty, Bonfire, Lullaby, Cotton Wool (lista non esaustiva e non in ordine di esecuzione) e naturalmente Gorecky e Gabriel, due dei brani che hanno segnato la scorsa decade. Pura ricerca sonora, ardita sperimentazione musicale, originale miscela di generi, uso sapiente degli strumenti. Questi sono i Lamb. La caratura artistica del gruppo è ben al di sopra della musica mediocre dalle stesse (o quasi) sonorità, della stessa (o quasi) scena. E' ben lontanta dalla proposizione di pattern sonori approssimativi ed abusati, suonati magari da laptop abbandonati a se stessi sui molti palchi di questi ultimi anni. Il loro concerto si veste di rituale che travolge inesorabilmente il pubblico. Un fascino senza scampo. Pura magia che ti rimane impressa dentro. Brancaleone, ore 00.40, siamo in mezzo alla lounge room di uno dei club più trendy di roma, immersi nella voglia di sabato sera dei ragazzi della capitale.

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